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«Ciò che sai amare rimane».

«Ciò che sai amare rimane».

Ciao amici lettori! Come state?

Oggi vi voglio presentare un libro che ha toccato molto il mio cuore, si tratta di ‘Ogni storia è una storia d’amore’ di Alessandro D’Avenia. Scrittore che ho avuto l’onore di incontrare personalmente, in quell’occasione ho avuto il privilegio di poter discutere con lui della mia vita, dei miei studi e della mia futura professione.

L’edizione cartacea disponibile è quella curata da Mondadori, stampata in ottobre 2017.
La quarta di copertina presenta una foto scattata dalla sorella dell’autore, Marta D’Avenia che si è occupata precedentemente di altre sue copertine.

Questo filo rappresenta la vita di ogni essere umano che si intreccia ad altre vite.
Il libro trae ispirazione dalle ‘Metamorfosi’ di Ovidio e narra le varie tappe dell’amore: la festa, il pianto, l’invocazione, il rischio, la vittoria, il disamore, la caduta, la nostalgia, il sacrificio, la sopravvivenza, la metamorfosi.

Dico che ha toccato il mio cuore perché veramente mi ha aiutato ad andare in profondità, a capire che l’amore va alimentato, che le piccole attenzioni sono importanti, che l’amore vince tutto e va oltre tutto. L’amore nasce nel corpo materno, luogo in cui veniamo accolti e portati per nove mesi dalle nostre madri. In quel grembo si sperimenta l’amore vero, puro, l’amore con la ‘A’ maiuscola.

Ho letto questo libro piano piano, assaporando ogni singola pagina, parola… Volevo che mi conducesse con calma alla fine ma allo stesso tempo attendevo con trepidazione quello che avrebbe potuto insegnarmi.

Ho pianto leggendo questo libro perché si rivelano storie d’amore che entrano in profondità, che mi hanno dato da pensare, che mi hanno spronato a fare meglio a vivere meglio l’amore, ricordando che è un dono.

Un promemoria per ogni giorno, per ringraziare la vita, nel dolore e nella gioia.

Un promemoria che ci ricordi che dobbiamo fidarci, che anche se la sanzione di voltarci per cercare la nostra Euridice è forte dobbiamo resistere e guardare avanti. Dobbiamo fidarci del fatto che sia accanto a noi, che camminiamo fianco a fianco. Ci serve per capire che possiamo perdere quella persona in un attimo, come Orfeo che dopo aver perso Euridice già una volta non per colpa sua, la riperde perché non si è fidato abbastanza. È un promemoria che ci aiuta a capire che anche quando pensiamo che tutto sia perduto, non è così. È un promemoria che ci fa avere la speranza che alla fine dei tempi ritroveremo quella persona ad attenderci, ovunque sia, con la certezza che lei sarà lì.

Questo libro è un filo sospeso tra mito e storia reale, tra passato, presente e futuro, tra chi ero, chi sono e chi voglio impegnarmi ad essere.
Se non si è capito, ho amato questo libro e vi invito, se non lo avete fatto, a leggerlo.

Cambierà il vostro modo di intendere e vedere le cose, come solo i buoni libri sanno fare.

Buona lettura,

vi abbraccio

Stylò

Tempo da elfi

Tempo da elfi

Ciao amici lettori, come state?

Oggi voglio parlarvi di un nuovo libro che ho avuto il piacere di leggere: Tempo da elfi, di Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli. La versione che ho letto è GIUNTI EDITORE, pubblicata nel settembre 2017.

Questo è un romanzo noir, scritto a quattro mani da due autori che scrivono insieme ormai da anni. Il libro si incasella in una serie di racconti precedenti a questo, perciò vi consiglio di leggere anche quelli. Il libro parla di Marco Gherardini detto “Poiana”, ispettore della forestale che si trova a condurre la sua vita a Case di Sopra, un paese in provincia di Reggio Emilia. Qui ha creato il suo ambiente ma da un po’ di tempo qualcosa turba la sua tranquillità, la notizia che riguarda l’annessione dei forestali nell’arma dei carabinieri e quindi all’eliminazione del corpo forestale dello Stato. Egli pensa che questo passaggio avverrà in maniera graduale anche se comunque non accetta dentro di sé questo cambiamento. È proprio quando Poiana si perde nei suoi pensieri che avviene un colpo di scena e si ritroverà a dover indagare sulla morte di un elfo. Si è un elfo perché a Case di Sopra c’è una comunità di elfi di varia nazionalità, uomini e donne che hanno scelto di vivere insieme in semplicità e alla giornata, dell’essenziale, tra questi elfi Poiana incontra Elena, e molti altri che lo aiuteranno o lo depisteranno. Quella di Poiana è una corsa contro il tempo per capire cosa sia successo, vivrà un periodo stressante in cui dubiterà anche dei suoi amici e di chi gli sta intorno. Chissà se il forestale riuscirà a risolvere il caso prima che scada il tempo…

Devo essere sincera, quando ho iniziato a leggere questo libro non avevo idea di cosa ci avrei trovato. Ho apprezzato la lista dei nomi dei personaggi posto precedentemente alla narrazione, mi ha aiutata molto. La trama è fluente nonostante sia un giallo, però ad un certo punto subisce un rallentamento circa a metà storia. Probabilmente sono stati inseriti degli elementi di passaggio fondamentali per arrivare ad una conclusione. Ci ho messo un po’ a leggerlo, sicuramente perché è un qualcosa di nuovo per me, un giallo-fantasy. Molto interessante è questo abbinamento e gli intrighi costruiti nella storia, credevo di aver capito e invece  il mio pensiero era completamente errato! Ho apprezzato la presenza degli elfi, secondo me hanno colorato tutta la trama, facendogli da corollario e a volte entrando e stravolgere gli equilibri. Anche l’essere ambientato in un paese che esiste davvero aiuta molto l’immaginazione del lettore, gli verrà automatico collocare il ristorante di Benito, la caserma dei forestali, la casa di Elena, i boschi, le sorgenti…

Questo libro è un salto nella natura, racconta la nostra natura italiana, parla della nostra terra. Di avvenimenti che ci toccano personalmente, e tocca un tasto importante che va messo in risalto come quello dell’integrazione e quindi l’accoglienza e non fatta allo straniero. Ci saranno momento in cui il pregiudizio prenderà il sopravvento altre in cui non ci sarà una reale differenza. Credo a questo punto di avervi detto abbastanza, così rischio di rivelarvi il finale e poi non leggerete il libro.

Lo consiglio a chi vuole passeggiare nella sua mente alla ricerca di questi fantastici personaggi, a chi vuole incontrarli e scherzare con loro, andando in giro per i boschi e abbeverarsi alle sorgenti. Incontrando tanti amici umani e non, per poter apprezzare il senso dell’amicizia e dell’amore per il creato. Lo consiglio a chi vuole stare seduto sul divano con una tazza fumante di tè in mano ad arrovellarsi il cervello per capire cosa sia avvenuto realmente; lo consiglio a chi vuole trovare elementi fantastici e ammirane la magia. Insomma, lo consiglio a tutti perché è davvero un libro poliedrico che conquista.

Fatemi sapere cosa ne pensate, per qualsiasi suggerimento sono qui a vostra completa disposizione pronta ad accogliere il vostro parere.

 

Buona lettura amici,

A presto

Stylò

The Hate u Give

The Hate u Give

“Le finestra restò tutta la notte aperta. Alcune onde entrarono e scivolarono sul muro, una stella si appese alle tende e una musica lontana si adagiò sulle lenzuola. Poi all’alba entrò un’aria più fredda e si portò via l’estate…”

(Fabrizio Caramagna)

Buonasera amici lettori!🍁

Con questo stupendo aforisma diamo il benvenuto all’autunno e alla nuova recensione che vi sto per presentare.

Oggi vi vorrei parlare di un libro molto interessante, The Hate u Give di Angie Thomas. L’edizione che ho letto è quella di GIUNTI EDITORE, collana Waves pubblicata nel settembre 2017, traduzione a cura di Stefano Bortolussi. Un caso editoriale finito in prima pagina sul New York Times, con oltre 200 mila copie vendute negli Usa e 13 ristampe.

Devo essere sincera, quando mi è stato proposto questo libro non ero molto convinta, poi però mi sono ricreduta. Come si dice? Mai giudicare un libro dalla copertina. (In questo caso, molto bella e attuale.)

La storia si apre dal punto di vista di Starr, la protagonista, una sedicenne che vive a Garden Heights, un ghetto negli USA. Starr decide di andare ad una festa vicino casa sua, cosa che solitamente non fa mai, quella sera però si reca lì e incontra un suo vecchio amico Khalil. Da quel momento in poi la sua vita cambierà drasticamente, si troverà davanti alla realtà che la circonda e ciò le permetterà finalmente di capire e dimostrare chi è realmente.

Inizialmente il ritmo della narrazione è molto lento, gli episodi si susseguono molto lentamente, come se l’autrice volesse far entrare il lettore all’interno della vita di Starr, forse per fargli capire il perché alcune delle sue decisioni future. In questi capitoli c’è una descrizione interessante della famiglia e del modo di vivere della “tipica” famiglia di quartieri come Garden Heights, una famiglia un po’ particolare, che cita le 10 regole delle Black Panters; storica organizzazione rivoluzionaria afroamericana degli Stati Uniti d’America attiva alla fine degli anni sessanta del XX secolo, e Malcom X che è stato un attivista statunitense a favore dei diritti degli afroamericani e dei diritti umani. Una famiglia che lotta per “salvare” il proprio quartiere, che lotta per far sì che le cose cambino, nel piccolo, nelle cose quotidiane. Ma decide di mandare i figli a studiare in un’altra scuola, luogo in cui Starr è la nera, luogo in cui Starr conosce Chris, figura molto rilevante in questa storia. Manda un messaggio molto bello e universale.

Ad un certo punto il ritmo cambia, subisce un’accelerazione; ho associato questa variazione a Starr. Come se si fosse svegliata da un lungo sonno e avesse cominciato a lottare, prima di tutto per definire se stessa e subito dopo per aiutare gli altri. Ha deciso di difendere la sua gente, ha deciso di metterci la faccia, ha deciso che ne valeva la pena. La sua carica ha contagiato anche me. Ho apprezzato il linguaggio contemporaneo, giovanile, scorrevole e molto chiaro. L’attenzione per i particolari e la descrizione di ogni avvenimento. Si è potuto notare subito l’intenzione dell’autrice di far arrivare un messaggio, che a me è arrivato.

Questo libro parla della violenza che ancora oggi affligge la comunità nera, in tutti gli USA. La violenza dei poliziotti bianchi contro i neri, degli assassini rimasti impuniti, di famiglia distrutte e persone dimenticate.
Questo libro racconta di una emarginazione, chiara e una divisione netta. La discriminazione regna sovrana, i personaggi sono carichi di dolore, di rabbia verso un sistema che non li ascolta! Che li discrimina solo per il colore della pelle, che dà per scontato che nero significhi criminale. Angie Thomas vuole denunciare questo sistema e vuole dare voce ad una ragazza, perché anche lei ha vissuto in un posto come Garden Heights, ma a differenza di Starr è sempre stata molto timida e silente. Nata 29 anni fa a Jackson, nel Mississippi, dove vive ancora oggi, si è laureata in scrittura creativa all’università di Belhaven.

 Mi piace pensare che come per Starr la sua voce sia la sua arma, così sia la penna per Angie.

Molto interessante è il titolo del libro, the Hate U Give, non voglio dirvi cosa significa. Vorrei che compraste questo libro e lo capiste, perché attraverso esso il mio sguardo è cambiato. Sono felice di averlo letto perché in un tempo in cui la violenza ormai passa, come fosse normale, naturale…
[…] In cui gli attacchi terroristici sono ormai all’ordine del giorno, i femminicidi, gli assassinii sono notizie che arrivano a fila al telegiornale dobbiamo svegliarci e interrogarci. Interrogarci e chiederci chi siamo, se vogliamo essere i soliti uomini e donne che fanno finta di non vedere o coloro che voglio combattere. Badate bene che combattere non significa fare una bella sfilata con tanto di striscioni, anche! È importantissimo, ma cosa ce ne facciamo delle marce se noi nel piccolo non tentiamo di cambiare in primis il nostro atteggiamento verso gli altri e poi quello che non va nel mondo? Il guaio è che tutti pensiamo di non essere razzisti ma poi ci scansiamo quando vediamo uno “straniero”. Che poi straniero, bianco, nero, siamo tutti uguali. Non mi dilungherò ulteriormente su questo argomento, anche perché ho già scritto un articolo su questo.
Un libro che davvero vi consiglio di leggere, mi ha sorpresa, mi ha fatta riflettere e mi ha trasmesso tanto. È un libro che permette di interrogarsi, di aprirsi verso l’altro, di capire quanta sofferenza vivono le persone che noi stessi discriminiamo. Ho avuto paura di scrivere cosa pensassi di questo libro, sono stata ferma davanti al pc un tempo indefinito con la barra che mi segnalava che qualcosa avrei pure dovuto scrivere. Ho cominciato a scrivere con le mani che tremavano perché mi sembrava di star mettendo mano su qualcosa di molto fragile e importante, ho ascoltato una playlist infinita di canzoni e ho visto il sole scomparire piano piano. Non scorderò questo libro, mai. Resterà ben impresso nella mia mente e nel mio cuore. Starr mi ha trasmesso la sua determinazione, che a volte a noi giovani manca; per difendere i nostri sogni e le cose in cui crediamo. Potreste dire che è facile criticare e più difficile mettere in pratica, avete ragione. Cominciamo insieme allora, attiviamoci, cerchiamo di cambiarlo questo sistema. Facciamoci sentire, non in negativo, mostriamo il meglio di noi, studiamo, informiamoci, non restiamo ignoranti. Prendiamo una parte. Scegliamo la bella vita, che non è solo ballare e divertirsi ma vivere in pace e armonia, almeno nel nostro piccolo. Scegliamo la vita bella.

Dal libro: “Qualche volta tu puoi fare tutto giusto e le cose continueranno ad andare male, la chiave è non smettere mai di fare le cose giuste.”

Voglio ringraziare questa scrittrice per il suo coraggio e per aver lottato per la sua libertà e per quella della sua gente. Questo dimostra che una penna può essere più tagliente di una spada, più tonante di un colpo di pistola e più esplosivo di un ordigno.

Buona lettura amici!

A presto,

Stylò

 

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

 

Ciao amici lettori, come state? Spero bene!

Oggi vorrei proporvi un libro a me molto caro, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda. Pubblicata nel 1996, l’edizione che ho letto è quella della collana LE GABBIANELLE, Casa Editrice GUANDA. Luis Sepúlveda è un giornalista, uno scrittore, sceneggiatore, regista e attivista cileno naturalizzato francese. Autore di libri di poesia, racconti e libri di viaggio. Da questo libro il regista Enzo D’Alò nel 1998, ha creato un film d’animazione; -La gabbianella e il gatto-.

Sono molto legata a questo libro, forse perché abbiamo anche la stessa età, si 21 anni! Mi è stato regalato dalle mie sorelle e mi ha accompagnato per tutta la mia infanzia. Alcuni non lo conoscono e mi dispiaccio molto quando lo apprendo, trovo che in esso ci sia l’essenza della vita, credo che sia uno di quei libri “d’infanzia” intramontabili come Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Mi è piaciuta fin dall’inizio la copertina, è blu il mio colore preferito. (Qualche amica direbbe, azzurro nascita). Credo che per leggere bene un buon libro sia di vitale importanza il modo in cui si presenta. Sono convinta che il lavoro svolto da Simona Mulazzari per l’illustrazione e quello di Guido Scarabottolo per la grafica sia stato eccezionale. Ho trovato molto dolce e simpatico che ad ogni inizio capitolo ci sia una gabbianella in pose diverse. La traduzione è frutto di Ilide Carmignani, un lessico scorrevole e molto semplice. Periodi non troppo lunghi. Lo scrittore ha avuto l’abilità di snocciolare la trama in maniera graduale e sempre più intrigante, con molta curiosità andavo avanti nonostante sapessi come si sarebbe svolta la storia. Tutto narrato con una chiarezza eccezionale, la descrizione dei personaggi è impeccabile. La storia racconta di <<Kengah, una gabbiana dalle piume color argento>>, che ad Amburgo incontra Zorba, un gatto nero che di gabbiani sa assolutamente nulla. Circondato dai suoi amici, cerca di tenere fede ad una promessa. Alcuni di voi sanno già come si conclude la storia, altri no, perciò andate a leggere :P.

Ho deciso di parlarvi di questo libro perché leggere Sepúlveda è come essere trasportati in un sogno, tu sei lì sul divano a sfogliare il libro e un attimo dopo ti trovi lì, ad Amburgo. Lì, trovi tutti. Trovi la cura e la dolcezza di Kengah, il valore, il cuore di Zorba. La paura di Fifì ad affrontare la vita, la fedeltà degli amici. Ma soprattutto trovi l’apertura verso l’altro; dal libro: <<Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. […] ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. […] Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi>>.

Arrivata a questo punto della lettura mi sono fermata, era difficile da digerire, era troppo intenso questo messaggio. Mi sono dovuta fermare, dopo ho sorriso e la mia mente mi ha riportata nello stesso posto in cui ero ma al passato. Tanti anni fa, quando ero una bambina incantata davanti a questo cartone e ho ricordato. Ho ricordato quelle parole e ho pensato alla bellezza del linguaggio semplice, ho pensato ai bambini, ho pensato che questo libro che per molti può essere solo per bambini è un libro che dovrebbe essere letto anche dai “grandi”. Quanto sarebbe molto più semplice se fosse da monito per tutti, il rispetto per tutti, l’amore per tutti, apprezzare tuttiZorba ha ragione, è semplice amare chi è come noi, ma quando si presenta qualcuno che non conosciamo lì è difficile. Perché è semplice amare chi ci ama, rispettare chi ci rispetta, apprezzare chi ci apprezza, proviamo a farlo con chi invece non lo fa, vediamo se è così semplice. Questo libro ci dice che siamo tutti uguali, bambini, grandi, italiani, spagnoli, africani, animali, piante. Si, anche loro devono godere dello stesso rispetto che godiamo noi, sono esseri viventi come noi. Nelle ultime pagine di questa edizione c’è un postfazione dell’autore “Viaggio in Paradiso con il mio gatto Zorba”, testo apparso originariamente sul <<Messaggero>> l’11 settembre 1996. Qui parla di Zorba, è realmente esistito e non lo sapevo, qui ho trovato tutto l’amore e tutto l’essere di Sepúlveda, sono rimasta senza parole quando ha dovuto riunire i suoi tre figli e spiegare loro cosa significhi la morte. Leggete questo libro, fatelo leggere ai vostri bambini, e spero che resti nel cuore come è rimasto a me nel cuore. Spero che come accade a me, al solo nominarlo vi vengano i brividi, che un sorriso spunti sulle vostre labbra e vi si illuminino gli occhi, che ridiate a pensare come vi ha accompagnati durante l’infanzia e sia un buon suggerimento per la vita. Ho chiuso il libro con le lacrime agli occhi e il sorriso sul volto, come ogni viaggio che si rispetti, con la felicità nel cuore ma anche con un po’ di malinconia. Sono tornata dal viaggio della mia infanzia, più felice e in pace di prima e con la certezza che ci potrò tornare quando ce ne sarà bisogno. A volte, tornare un po’ bambini ci serve, ci fa riscoprire l’umiltà e la bellezza delle cose semplici, l’amore puro e disinteressato. La tenerezza.Vi auguro di poter tornare bambini. Finché ci sarà un libro come questo, tutti potranno avere questa possibilità. Non sottovalutate il potere dei buoni libri. Vorrei concludere con una frase di Marcel Proust che racchiude tutto quello che io ho scritto.

“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto… ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono.”

 

Buona lettura amici,

A presto

Stylò

I Quaderni di Serafino Gubbio Operatore

I Quaderni di Serafino Gubbio Operatore

Ciao amici lettori, come state? Spero bene, si è da molto che non scrivo ma ho una buona scusa! Una sessione estiva molto lunga che mi ha risucchiata, però adesso sono qui e mi dedicherò a voi.
Oggi vorrei porre la vostra attenzione su un romanzo a me ignoto, fino a qualche tempo fa. Vi parlo dei Quaderni di Serafino Gubbio operatore, di Luigi Pirandello. Un libro davvero molto bello che ho dovuto leggere per sostenere un esame. È uno dei lati positivi dello studiare lettere.
Torniamo a noi pero, I Quaderni nascono molto probabilmente intorno al 1904, con il titolo “Filauri”, che verrà modificato nelle settimane successive con il titolo “La tigre”. Pirandello propone alla rivista “Il Marzocco” di pubblicarla ma gli viene negata questa . Questo romanzo sparisce fino al 1914 quando subì un altro mutamento di titolo in “Si gira”, l’edizione definita con il titolo definitivo apparirà nel 1925.
La storia parla di Serafino Gubbio definito appunto operatore, poiché lavora presso la Kosmograph una casa cinematografica come operatore della macchina da presa. Quello che colpisce di Serafino è la sua impassibilità verso la vita e i suoi protagonisti, lui ha uno sguardo critico verso il mondo moderno.
I Quaderni è un romanzo filosofico, in questo libro si coglie l’essenza del pensiero di Pirandello, la sua avversione per la modernità e la tecnologia. Serafino incarna Pirandello sostenendo come la vita a causa delle macchine sia diventata frenetica e come l’uomo si stia disumanizzando e come le macchine stiano prendendo vita al suo posto. A parlarne però è un uomo che con le macchine ci lavora, alla fine Serafino incarna due identità, quella dell’uomo che osserva e che utilizza la sua mano per scrivere questo diario e l’uomo che invece gira la manovella della macchina da presa, la mano diventa l’appendice della macchina.
Vi starete chiedendo cosa di tutto ciò mi ha colpito, posso solo dirvi che questo libro mi ha veramente fatto riflettere e mi ha aiutato ad apprezzare di più la vita. Serafino ad un certo punto della storia si innamora, so cosa starete pensando, il solito romanzo d’amore, no non lo è. L’amore c’è ma costituisce una minima parte ma che per me è tutto. L’amore fa cambiare Serafino, dall’uomo che criticava la vita è diventato l’uomo che ama la vita. Un passo particolare del IV capitolo quaderno quinto mi ha sconvolto, ho avuto i brividi mi si è fermato il cuore e mi sono emozionata.
<<Porsi davanti la vita come un oggetto da studiare, è assurdo, perché la vita, posta davanti così, perde per forza ogni consistenza reale e diventa un’astrazione vuota di senso e di valore. E com’è più possibile spiegarsela? L’avete uccisa. Potete, tutt’al più, farne l’anatomia.
La vita non si spiega; si vive. La ragione è nella vita; non può esserne fuori. E la vita non bisogna porsela davanti, ma sentirsela dentro, e viverla>>.
La vita di Serafino è cominciata perché l’amore ha scosso la sua anima, so che probabilmente non era questo l’intento di Pirandello, quello di farci concentrare sull’amore, forse no forse si. Magari un giorno glielo chiederemo. Quando ho letto quella frase ho subito pensato a quello che Pirandello diceva sull’uomo, egli sosteneva che l’uomo vivesse la malattia del superfluo, il non riuscire a vivere. Io a modo mio l’ho interpretata come l’incapacità di godersela la vita e mi sono agganciata a questa frase. La vita non si può studiare non si può analizzare si deve vivere, con i pro e i contro. Se ci dovessimo mettere ad analizzarla tutto diventerebbe grigio e scuro. Attenzione! Non sto dicendo che si deve smettere di pensare o riflettere, dico che la vita richiede tanti sacrifici ed è abbastanza dura a volte, quindi che male c’è a fermarsi cinque minuti a guardare un tramonto? Pirandello in questo libro sta gridando, grida contro un mondo che non ascolta ed è per questo che Serafino fa la fine che fa. (Non vi svelo il finale del libro, così lo andrete a scoprire da soli! :P) Le macchine, le tecnologie, il troppo sapere, lo affermo anche se io studio lettere e amo la cultura e scoprire sempre cose nuove, ci stanno disumanizzando. Non sappiamo più cosa sia passeggiare senza un motivo, divertirsi anche solo giocando a carte, passare un week-end con gli amici. Bere un bicchierino di amaro seduti in giardino con mamma e papà. Un sorriso, un gesto d’amore, una cortesia. Pirandello con questo libro mi ha scosso, non so se da quello che scrivo si può capire ma ho cambiato completamente opinione su di lui, non che non mi piacesse prima ma in questo libro ho trovato la sua essenza. Grazie ai Quaderni ho realizzato che c’è di più, che si deve andare oltre quello che c’è, non c’è solo lo smartphone e le foto su instagram. C’è il sorriso della mamma appena ti svegli, c’è il profumo del risotto cucinato da tuo padre, lo sguardo d’amore del tuo ragazzo e quello dei tuoi amici appena ti incontrano. La mano della mamma che stringe la manina del suo piccolo o che gli insegna a nuotare, l’odore dei fiori appena sbocciati e il sole che ti scalda il viso e il cuore. Il mare che con le sue onde ti fa respirare libertà, le signore in mezzo alla strada che raccontano i loro problemi però sorridi per il modo in cui lo fanno. Pirandello non sbagliava, se solo l’uomo per un po’ abbandonasse i ritmi frenetici della vita e si fermasse cinque minuti per un abbraccio la vita sarebbe più bella. Non è il tempo che fugge, siamo noi che dobbiamo imparare a coglierne l’essenza, ogni singolo momento. Io credo di essere fortunata perché non abito in una città molto grande e quando voglio staccare vado a guardare il mare. Il mio meraviglioso mare, malato e danneggiato per colpa di chi non riesce a coglierne la bellezza ma che mantiene sempre la sua meravigliosa essenza. Se abitate al mare, staccate cinque minuti e osservatelo, se non avete il mare guardate le montagne o un posto che vi piaccia e ringraziate per la vita, perché vi è stata donata, perché siete qui, perché la vita vi ama.
Grazie Luigi, per avermi fatto capire quanto mi perdo e soprattutto perché mi hai aiutato a crederci di più nella vita. Autore #intramontabile.

A presto amici
​​​​​​​​​​​Con affetto
Stylò

Ci vuole Umanità per essere Uomini

Ci vuole Umanità per essere Uomini

Salve amici lettori, come state? Perdonate la mia assenza, vi ho fatto aspettare molto ma non preoccupatevi ho scritto di nuovo per voi. Forse vi aspetterete un’altra recensione di un altro libro,  forse no. In ogni caso oggi non vi parlerò di libri ma di integrazione, di amore verso il prossimo, di rispetto e umanità

È ben risaputo che il Vocabolario è uno degli strumenti principali per la conoscenza di una lingua, la bellezza di questo è che viene offerta una vasta gamma di definizioni, il lettore saprà scegliere a quel punto cosa accogliere e cosa no. Ebbene se si va a ricercare la parola umanità si potrà ricavare questo :” Sentimento di solidarietà umana, di comprensione e di indulgenza verso gli altri uomini.

Oggi si è persa questa umanità, perché? Basta guardare quello che accade intorno a noi, attentati, omicidi, furti, rapine…Questo è quello che fanno vedere in televisione, che si fa ascoltare alla radio, si vive nella paura, immersi nel terrore dell’uomo! Uomini che hanno paura di altri uomini, ma come è possibile, sul vocaolario è scritto bene cosa è l’umanità. A questo punto si potrebbe pensare che si è dimenticato il senso della parola oppure non è mai esistito. Riflettendoci quanto male ha fatto l’uomo verso se stesso, le due guerre mondiali, l’imperialismo, il colonialismo,la guerra ancora in corso lungo la striscia di Gaza… Se ne potrebbero scrivere a non finire, quindi l’uomo è cattivo da sempre non conosce sé stesso da sempre o c’è stato qualcosa che gli ha fatto cambiare idea? Chi è stato a fargli cambiare idea?  La risposta è, se stesso.

Come ha fatto? La risposta è, non fa. È più facile far finta di niente, è più facile essere egoisti, è più facile insultare, alzare le mani, è semplicemente più facile. Perché quando si accoglie, si consola, si abbraccia, bisogna uscire un po’ da se stessi e fare spazio. L’uomo ha smesso di essere uomo quando è venuto meno a gesti così semplici ma essenziali, quando ha smesso di immedesimarsi nell’altro. Quando non comprende e non accetta l’errore, quando esclude, quando emargina per un risentimento personale, quando si allea con altri per causare dolore. A che scopo? Primeggiare? Essere considerato forte? Essere considerato vittima o carnefice? Si tra i due non c’è differenza, basta essere considerati un qualcosa dagli altri. Quanto conta il giudizio degli altri, prima li si vuole lasciare fuori, si vuole primeggiare, non contano poi quello che pensano diventa un’ossessione. Così avvengono i suicidi tra i giovani, gli atti di bullismo, questi ragazzi perché sono così? Perché nessuno gli ha insegnato una semplice parola: umanità

I genitori prima e l’istruzione dopo dovrebbe insegnare il rispetto, la tolleranza, l’affetto verso gli altri, la bellezza del conoscere. Come possono meravigliarsi che i ragazzi discrimino gli immigrati? Non si rispettano tra connazionali! Quanto sono aberranti discorsi tra ventenni che insultano indiani, marocchini, ucraini e tanto altro. Torniamo sempre lì, non si immedesimano, questa gente arriva in Italia, Francia, Germania, Europa perché vivono in guerra! Non fanno altro che esercitare un loro diritto e la Nazione che li ospita deve rispettare la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI

Articolo 14:
<<Ogni individuo ha il diritto di cercare e di godere in altri paesi asilo dalle persecuzioni.>>

Non è strano non è fuori dal comune che un uomo scelga di lasciare il paese d’origine a causa della guerra. Lo si fa da secoli, solo che ora ha elevati numeri, lo si nota di più.

Bisogna accettare che ogni uomo è uguale all’altro, c’è l’uomo cattivo, c’è l’uomo buono, come c’è l’italiano cattivo c’è quello buono, lo stesso per il marocchino, il cinese, l’indiano, l’egiziano. L’uomo non è solo cattivo, è anche buono, lo dimostrano tutti i volontari, tutti coloro che si prodigano per le persone bisognose, i medici che fanno bene il loro lavoro, i giudici, i magistrati, gli inseganti che sono in grado di rivoluzionare le scuole. Dove sono loro? Perché in televisione non c’è mai una notizia positiva? Gli stessi mass media aizzano gli uomini l’uno contro l’altro. Gli stati non si rendono conto che danno troppo potere a chi non ne deve avere, l’opera dei terroristi continua dentro casa, perché le trasmissioni parlando sempre di questo fanno il loro gioco. Seminano odio, angoscia, chiusura rabbia immeritata per chi non c’entra nulla, creano stereotipi esempio palese è:musulmano=terrorista. Perché si parla solo di questo? Perché si è ignoranti, la cultura e l’educazione sono il motore di tutto, se non si studia e si accompagna all’educazione non si avrà futuro. Educazione nel rispetto, nella tolleranza. C’è stato un insegnante che abbia letto in classe la Dichiarazione universale dei diritti umani?? 

Come si può rispettare l’altro se non si conosce la sua storia e la propria? L’ignoranza non è positiva, conoscere, studiare, immedesimarsi apre la mente al mondo e all’umanità. Guardare un po’ al proprio cuore e chiedersi :”Se fossi io?”

 

Forse si chiede troppo al pensiero e al cuore ormai secolarizzato dall’ignoranza ma come si dice, la speranza è l’ultima a morire.

L’uomo non deve mai smettere di sperare e di sognare un mondo migliore, non è utopia, bastano solo un po’ di libri, educazione umanità e tanto buon cuore. 

Cambierà qualcosa? Forse a lungo raggio no, nel proprio essere certamente si. Chissà se spostando un po’ lo sguardo da noi stessi all’altro il mondo non migliori. Bisogna reagire! Pensare con la propria testa andare a fondo, non fermarsi all’apparenza, c’è un mondo da scoprire e non un mondo solo materiale. Un mondo fatto di affetto, buon cuore, tolleranza rispetto e amore.