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Con la vittoria di ieri sulla Danimarca, passa in archivio il primo match degli azzurrini in questo europeo, un match che ha dato indicazioni nel complesso positive sulla qualità della compagine allenata da Gigi Di Biagio. Per i suoi ragazzi era il momento della verità dopo gli elogi ricevuti negli ultimi mesi e il marchio di miglior Nazionale italiana dell’ultimo decennio.

L’esultanza al gol di Petagna

Seppur vero che con un avversario abbastanza modesto l’Italia ha stentato ad emergere nel primo tempo, impensierendo i rossocrociati solo con il tiro da fuori di Benassi (gran risposta del portiere Hojbjerg), nella ripresa i maggiori spazi concessi dagli avversari hanno permesso agli azzurrini di far affiorare tutte le proprie qualità. Un gol spettacolare di Lorenzo Pellegrini e il raddoppio di un tarantolato Andrea Petagna consegnano la vittoria alla nazionale Under, ma è il gioco della nazionale a far sorridere maggiormente i vertici federali ed i presidenti delle squadre detentrici dei cartellini dei giovani talenti.

Escludendo dunque il legittimo avvio stentato dell’esordio in una competizione internazionale, gli azzurrini hanno dimostrato di avere le carte in regola per andare lontano. Quel primo tempo buttato via, nei ritmi e nella cattiveria sotto porta, può essere interpretato come un primo tempo di studio che ha contribuito a logorare le trincee rivali.

Una leggera carenza nella manovra e nel gioco di squadra, che stentava a cambiare marcia, al quale è stata messa una pezza con la splendida giocata personale di Pellegrini, dopo un’iniziativa di Chiesa, che apre la strada ad una Italia più sicura di se. Al netto di ciò, questa Italia è talento puro.

L’esultanza al gol di Pellegrini

Era da molto tempo che in una nazionale azzurra non era possibile gustare tanta qualità nel reparto avanzato, Petagna a fare a pugni in area, circondato dalla classe e la tecnica di chi gli girava attorno alternandosi da un esterno all’altro. Il bel Bernardeschi visto nel secondo tempo, favorito dall’allargamento di ampiezza di gioco, il subentrato Chiesa e lo stesso Berardi, per la verità opaco ed in ombra ieri, garantiscono quella fantasia in attacco nella quale l’Italia latita da qualche tempo. Seppur anche loro in ombra ieri, soprattutto nel primo tempo in cui non sono riusciti ad imprimere quel cambio di passo che gli era richiesto, Gagliardini, Pellegrini e Benassi sono un centrocampo di cui andar fieri. Tre elementi fondamentali di tre squadre di alto livello della nostra serie A, Inter, Toro e Sassuolo, quest’ultimo penalizzato in avvio di campionato dalla preparazione anticipata e dall’Europa League, ma che ha fatto vedere tutte le proprie qualità nel girone di ritorno conquistando una salvezza più che tranquilla. Donnarumma o Dollarumma, che dir si voglia, è già probabilmente tra i migliori portieri al mondo. Pilastri centrali della difesa Rugani, che ha già fatto il suo esordio in Champions League, e Caldara, protagonista di una stagione fantastica con l’Atalanta, insieme sono il futuro della nazionale e della Juventus. Conti e Barreca poi, sono dei terzini di sicuro affidamento.

11 giocatori di primo piano, con una panchina di livello altrettanto alto, nella quale figurano nomi come Scuffet, Calabria, Cataldi, Grassi, Locatelli, Murru e Chiesa. Dunque una nazionale piena di talento, qualità e grandi margini di miglioramento, nella quale, per la prima volta da molto tempo, troviamo dei titolarissimi di squadre della massima serie italica. Che dire? Se questa Italia riuscirà a trovare il bandolo della matassa del bel gioco, mancato nella prima partita forse anche per l’emozione dell’esordio, nessun obiettivo è precluso, e si potrà andare molto lontano, fino in fondo si spera.

Senza sottovalutare la Repubblica Ceca di Patrick Schick, il primo vero esame di maturità è in programma per sabato 24 Giugno contro l’ordinata, organizzata e aggressiva Germania. Complice una formula che premia solo la prima di ogni girone e la miglior seconda, l’Italia dovrà puntare al primo posto nel girone per essere sicura di passare il turno.

Con una squadra così sognare è lecito. Anzi obbligatorio.

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