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Ciao lettori! 
Oggi vi propongo una lettura molto interessante di un autore italiano molto amato. Chi è? 
Il grande Italo Calvino, uno dei narratori italiani più importanti del secondo Novecento con il suo visconte dimezzato.
Il visconte dimezzato è il primo della trilogia “I nostri antenati del 1960”  seguito da Il barone rampante Il cavaliere inesistente.
Il primo romanzo parla di Medardo di Terralba, che durante la guerra contro i turchi viene colpito da un cannone e poi diviso a metà. Quello che però viene ricucita è la parte malvagia che torna a casa e dissemina terrore e sofferenza. A narrare la vicenda è il nipote di Medardo, che resta anonimo, è il figlio della sorella maggiore, egli passa il suo tempo con il Dottor Trelawney il medico di paese. Si stagna la figura anche di Sebastiano la balia di Medardo e Pamela la donna della quale si innamora.
Non voglio anticiparvi tutto il libro, magari non lo avete letto perciò vi dico quello che in me ha suscitato la lettura di questo libro.

Mi sono accostata a questo libro con tanta voglia di scoprirne il contenuto e allo stesso tempo una sorta di timore, vi starete chiedendo il perché sicuramente. Non lo so, probabilmente perché Calvino è avvolto da un alone di mistero, di inviolabilità. Ho avuto paura di non essere in grado di accogliere tutta la sua grandezza, il suo estro. Il mio professore di Letteratura italiana moderna e contemporanea ha affermato, durante una sua lezione, parlando di Gadda che non siamo noi in difetto ma è lui ad essere complicato. Per me è un’affermazioni che calza a pennello anche per Calvino. Tutta l’aula ha riso, perché è vero, certi autori devono restare lì nella loro dimensione di impenetrabilità. 
Posso dire che questo libro è stato un viaggio, mi aspettavo nulla, ho colto il messaggio che vi ho lasciato nella mia presentazione. È strano perché ogni volta che comincio a leggere nasce, in maniera spontanea, immaginare il modo in cui la storia si snoda, questa volta non è avvenuto. Ho chiuso il libro e mi son sentita entusiasta ma un po’ con l’amaro in bocca, in quel momento sarei voluta andare da lui a chiedere, a fare molte domande a cercare di capire come la vita dei personaggi sia continuata. Confrontandomi con i miei colleghi oggi, si discuteva di come questi siano un po’ lo stile di Calvino, mi piace pensare che lo abbia fatto per spingere la nostra immaginazione a inventare il nostro finale.

Ho amato la delicatezza e la semplicità nell’affrontare quello che secondo me è il problema dell’uomo, l’identità. In alcuni passaggi del libro si afferma una grande verità: dentro di noi esistono due parti, quella buona e quella cattiva. Medardo rappresenta tutto il genere umano, ci fa capire che l’eccesso di qualcosa è sempre nocivo. Saremo sempre divisi a metà, luce e ombra fanno parte di noi. Quello che però ho avvertito in questo libro è una sorta di rassegnazione a questo, come se non si potesse fare nulla per cambiare questa verità. Io sostengo che il primo passo è accettare la divisione ma avremo sempre la possibilità di far prevalere almeno in parte una di queste due nature, siamo noi a decidere quale. Fare il bene deve essere una scelta come lo è fare il male, non dimentichiamo che ci è stato donato l’intelletto per confutare e agire.

Per questo motivo ho molto apprezzato la figura di Sebastiana, la balia. Ella ha sempre parlato ad entrambe le parti come fosse solo una, perché lo era! Lei prima di tutti aveva capito, in questo suo personaggio ho avvertito molta profondità, l’amore di questa madre per il figlio ma allo stesso tempo la durezza nel rimproverarlo. Il comportamento di Medardo avrebbe potuta incattivirla nei suoi confronti e invece lei lo ama lo stesso, decide di far prevalere il bene, l’amore.
Ho cercato di capire, durante tutta la lettura la figura del nipote, mi ha anche fatto molta tenerezza,sono giunta alla conclusione che rappresenta un’altra necessità dell’uomo: sentirsi amati e accettati, essere scelti. Tutti lo desideriamo e aneliamo a questo, un amore che ci faccia gioire nello stare al mondo, perché non prendiamoci in giro, è l’amore che muove tutto.
Probabilmente ci sono molte cose che avrebbero dovuto cogliere la mia attenzione, però ho deciso di concentrarmi su quello che veramente mi ha portato a riflettere, vi invito per questo a inviarmiquello che ha colpito voi.

Calvino mi ha insegnato la leggerezza, sto cominciando a comprendere questa parola solo adesso nella mia vita. Una persona a me molto cara mi ha fatto notare che non vuol dire dissolutezza ma apprezzare ciò che si ha e staccarsi da tutti quei meccanismi malati che la nostra mente utilizza e che ci ingabbiano, che ci fanno morire. La vita è un dono, non lo sprechiamo, usiamo il cuore, amiamo! Diamo amore agli altri, diamo amore a noi stessi, facciamolo correre questo amore, l’amore corre veloce. Amiamo la vita, gioiamo di essa, ringraziamo, chiediamo scusa, ripartiamo. Sempre e non stanchiamoci mai di seguire il cuore, inseguiamo i nostri sogni e la nostra felicità, ci accorgeremo che non è poi così lontana come credevamo.

Non è meraviglioso cosa un libro di 91 pagine e una grande penna generano in noi? Penso che questo fosse il fine di Calvino, spingerci ad andare oltre. Non possiamo che essere grati di questa ricchezza lasciataci in eredità. Grazie Italo

 

 

Qui giù vi lascio la mia email, aspetto vostre notizie!

alessiapenna@105group.net

 

 

 

Alla prossima

Stylò

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