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Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare

 

Ciao amici lettori, come state? Spero bene!

Oggi vorrei proporvi un libro a me molto caro, “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare” di Luis Sepúlveda. Pubblicata nel 1996, l’edizione che ho letto è quella della collana LE GABBIANELLE, Casa Editrice GUANDA. Luis Sepúlveda è un giornalista, uno scrittore, sceneggiatore, regista e attivista cileno naturalizzato francese. Autore di libri di poesia, racconti e libri di viaggio. Da questo libro il regista Enzo D’Alò nel 1998, ha creato un film d’animazione; -La gabbianella e il gatto-.

Sono molto legata a questo libro, forse perché abbiamo anche la stessa età, si 21 anni! Mi è stato regalato dalle mie sorelle e mi ha accompagnato per tutta la mia infanzia. Alcuni non lo conoscono e mi dispiaccio molto quando lo apprendo, trovo che in esso ci sia l’essenza della vita, credo che sia uno di quei libri “d’infanzia” intramontabili come Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Mi è piaciuta fin dall’inizio la copertina, è blu il mio colore preferito. (Qualche amica direbbe, azzurro nascita). Credo che per leggere bene un buon libro sia di vitale importanza il modo in cui si presenta. Sono convinta che il lavoro svolto da Simona Mulazzari per l’illustrazione e quello di Guido Scarabottolo per la grafica sia stato eccezionale. Ho trovato molto dolce e simpatico che ad ogni inizio capitolo ci sia una gabbianella in pose diverse. La traduzione è frutto di Ilide Carmignani, un lessico scorrevole e molto semplice. Periodi non troppo lunghi. Lo scrittore ha avuto l’abilità di snocciolare la trama in maniera graduale e sempre più intrigante, con molta curiosità andavo avanti nonostante sapessi come si sarebbe svolta la storia. Tutto narrato con una chiarezza eccezionale, la descrizione dei personaggi è impeccabile. La storia racconta di <<Kengah, una gabbiana dalle piume color argento>>, che ad Amburgo incontra Zorba, un gatto nero che di gabbiani sa assolutamente nulla. Circondato dai suoi amici, cerca di tenere fede ad una promessa. Alcuni di voi sanno già come si conclude la storia, altri no, perciò andate a leggere :P.

Ho deciso di parlarvi di questo libro perché leggere Sepúlveda è come essere trasportati in un sogno, tu sei lì sul divano a sfogliare il libro e un attimo dopo ti trovi lì, ad Amburgo. Lì, trovi tutti. Trovi la cura e la dolcezza di Kengah, il valore, il cuore di Zorba. La paura di Fifì ad affrontare la vita, la fedeltà degli amici. Ma soprattutto trovi l’apertura verso l’altro; dal libro: <<Ti vogliamo tutti bene, Fortunata. E ti vogliamo bene perché sei una gabbiana, una bella gabbiana. […] ma sei diversa e ci piace che tu sia diversa. […] Ti abbiamo protetta fin da quando sei uscita dall’uovo. Ti abbiamo dato tutto il nostro affetto senza alcuna intenzione di fare di te un gatto. Ti vogliamo gabbiana. Sentiamo che anche tu ci vuoi bene, che siamo i tuoi amici, la tua famiglia, ed è bene tu sappia che con te abbiamo imparato qualcosa che ci riempie di orgoglio: abbiamo imparato ad apprezzare, a rispettare e ad amare un essere diverso. È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma con qualcuno che è diverso è molto difficile, e tu ci hai aiutato a farlo. Sei una gabbiana e devi seguire il tuo destino di gabbiana. Devi volare. Quando ci riuscirai, Fortunata, ti assicuro che sarai felice, e allora i tuoi sentimenti verso di noi e i nostri verso di te saranno più intensi e più belli, perché sarà l’affetto tra esseri completamente diversi>>.

Arrivata a questo punto della lettura mi sono fermata, era difficile da digerire, era troppo intenso questo messaggio. Mi sono dovuta fermare, dopo ho sorriso e la mia mente mi ha riportata nello stesso posto in cui ero ma al passato. Tanti anni fa, quando ero una bambina incantata davanti a questo cartone e ho ricordato. Ho ricordato quelle parole e ho pensato alla bellezza del linguaggio semplice, ho pensato ai bambini, ho pensato che questo libro che per molti può essere solo per bambini è un libro che dovrebbe essere letto anche dai “grandi”. Quanto sarebbe molto più semplice se fosse da monito per tutti, il rispetto per tutti, l’amore per tutti, apprezzare tuttiZorba ha ragione, è semplice amare chi è come noi, ma quando si presenta qualcuno che non conosciamo lì è difficile. Perché è semplice amare chi ci ama, rispettare chi ci rispetta, apprezzare chi ci apprezza, proviamo a farlo con chi invece non lo fa, vediamo se è così semplice. Questo libro ci dice che siamo tutti uguali, bambini, grandi, italiani, spagnoli, africani, animali, piante. Si, anche loro devono godere dello stesso rispetto che godiamo noi, sono esseri viventi come noi. Nelle ultime pagine di questa edizione c’è un postfazione dell’autore “Viaggio in Paradiso con il mio gatto Zorba”, testo apparso originariamente sul <<Messaggero>> l’11 settembre 1996. Qui parla di Zorba, è realmente esistito e non lo sapevo, qui ho trovato tutto l’amore e tutto l’essere di Sepúlveda, sono rimasta senza parole quando ha dovuto riunire i suoi tre figli e spiegare loro cosa significhi la morte. Leggete questo libro, fatelo leggere ai vostri bambini, e spero che resti nel cuore come è rimasto a me nel cuore. Spero che come accade a me, al solo nominarlo vi vengano i brividi, che un sorriso spunti sulle vostre labbra e vi si illuminino gli occhi, che ridiate a pensare come vi ha accompagnati durante l’infanzia e sia un buon suggerimento per la vita. Ho chiuso il libro con le lacrime agli occhi e il sorriso sul volto, come ogni viaggio che si rispetti, con la felicità nel cuore ma anche con un po’ di malinconia. Sono tornata dal viaggio della mia infanzia, più felice e in pace di prima e con la certezza che ci potrò tornare quando ce ne sarà bisogno. A volte, tornare un po’ bambini ci serve, ci fa riscoprire l’umiltà e la bellezza delle cose semplici, l’amore puro e disinteressato. La tenerezza.Vi auguro di poter tornare bambini. Finché ci sarà un libro come questo, tutti potranno avere questa possibilità. Non sottovalutate il potere dei buoni libri. Vorrei concludere con una frase di Marcel Proust che racchiude tutto quello che io ho scritto.

“Non esistono forse giorni della nostra infanzia che abbiam vissuti tanto pienamente come quelli che abbiam creduto di aver trascorsi senza vivere, in compagnia d’un libro prediletto… ancor oggi, se ci capita di sfogliare quei libri di un tempo, li guardiamo come se fossero i soli calendari da noi conservati dei giorni che furono, e con la speranza di veder riflesse nelle loro pagine le dimore e gli stagni che più non esistono.”

 

Buona lettura amici,

A presto

Stylò

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Alessia Penna

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